Data ultima modifica: 22 Marzo 2022

(Adnkronos) – In Ucraina “sono stati colpiti in totale 548 istituti statali, circa 30 sono istituti universitari e 72 sono stati completamente distrutti. Questi non sono obiettivi militari, sono civili, colpiscono i ragazzi e il loro futuro. Fermate questa guerra, vi prego”. L’accorato appello da Kiev arriva all’AdnKronos da Volodymyr Bugrov, rettore dell’Università Nazionale Taras Shevchenko di Kiev, una delle due università più grandi in Ucraina, che conta circa tremila docenti, mille ricercatori e all’incirca trentamila tra studenti e alunni.  “Qualche giorno fa è morta sotto le bombe una nostra studentessa, si chiamava Yulia Zdanovska, aveva 21 anni e aveva vinto le Olimpiadi di matematica del 2017 in Massachusetts -racconta il rettore- era andata a trovare i genitori tra l’8 e il 9 marzo, ma i missili l’hanno uccisa”. A convivere con la guerra “eravamo abituati, non è iniziata oggi ma nel 2014, eravamo dunque consapevoli -dice Brugov- Ma non ci saremmo mai immaginati che nel centro dell’Europa nel 21mo secolo sarebbe potuta succedere una cosa del genere”.  Moltissimi gli studenti universitari che hanno scelto di andare al fronte a combattere. “L’università ha un reparto apposito che prepara gli ufficiali, i militari, e quelli si sono arruolati per lavoro. Ma circa 500, tra docenti e studenti, si sono uniti per combattere tra i volontari -rivela- Il nostro decano della facoltà di storia ora è un capo della divisione della difesa territoriale”. Da rettore “sono d’accordo e appoggio la loro scelta di andare al fronte per il loro paese -scandisce il rettore- ma mi rendo conto che è una tragedia, dovrebbero essere nelle aule a studiare, è terribile”. Le lezioni al momento sono sospese. “All’interno dell’università abbiamo creato dei dormitori, sia per gli studenti di Kiev che di altre città che hanno bisogno di essere ospitati -racconta il rettore all’AdnKronos-, attualmente sono ospitate circa 12mila persone”.  La guerra è straziante non solo da rettore di una grande università, ma anche a livello personale. “Io sono per metà russo, mio padre è russo ma ha studiato in Ucraina e poi è rimasto qui -spiega Volodymyr Bugrov- Mia moglie è dell’est dell’Ucraina, di una regione russofona occupata nel 2014 dai russi, con l’inizio della guerra. C’è strazio c’è in me, certo. Ma con i miei parenti che vivono in Russia dal 2014 non abbiamo alcun rapporto, queste persone o non capiscono o non vogliono capire”. Se dovesse parlare con i giovani russi al fronte, il rettore della Taras Scevchenko University non avrebbe molto da dire. “Abbiamo aiutato ad organizzare qui all’università una conferenza stampa con i soldati russi -racconta -Credo che loro non sappiamo nemmeno cosa stiano facendo. Un pilota dell’aviazione della Crimea, aveva parenti ucraini e non ho visto alcun pentimento nei suoi occhi”. Difficile fare pronostici sull’esito di questo conflitto, ma il rettore non ha dubbi. “Vinceremo sicuramente perché restiamo qui a difendere la nostra patria -dice deciso- Il ‘mondo russo’ che Putin voleva proteggere lui lo sta distruggendo, sta radendo al suolo tutte le città che avevano più collegamenti con la Russia, che parlavano russo, da Mariupol in poi. Fermate la guerra, perché gli ucraini combatteranno fino alla fine”, conclude. (di Ilaria Floris) 

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