Data ultima modifica: 10 Marzo 2022

(Adnkronos) – “La forza delle donne di Irpin, i volti, le facce, le anziane, il loro coraggio. La loro resistenza. Mi ha colpito la forza di questi sfollati, soprattutto delle donne, che, nel loro momento di maggior debolezza, hanno mostrato la loro grandissima forza. Se ci fossero delle medaglie d’oro al valore militare le vincerebbe tutte Irpin”. Lo ‘scatto’ regalato all’Adnkronos è quello di Alessio Lasta, inviato di ‘Piazzapulita’ a Kiev da dove realizza i reportage che raccontano il conflitto, che ha trascorso quattro giorni a Irpin a pochi passi da quello che viene chiamato il punto ‘di contatto’, appena prima del fronte di combattimento.  Irpin, a nord ovest di Kiev, “è una città di 40mila abitanti che resiste -spiega Lasta- Una zona cuscinetto prima del fronte. E’ caduta la vicina Bucha, ed è già in mano russa, ma Irpin ancora no, l’esercito russo non è ancora riuscito ad avanzare, e quando cadrà Irpin la via d’accesso alla città di Kiev, che dista solo tre chilometri, sarà diretto. Ecco perché, dal punto di vista degli ucraini, è molto importante che resista”. In quel sobborgo ”
si vedono scene che i nostri occhi non sono abituati a vedere -racconta il giornalista- Per uscire dalla città, dopo che è stato fatto saltare il ponte che la collega a Kiev, bisogna camminare a piedi per un lunghissimo tratto. Donne anziane, disabili, tutti con una forza immensa camminano portando via poco o niente, cercando di stipare tutto in piccoli trolley, dove puoi portare via davvero poco perché devi fuggire lontano”. “Mi ha colpito la velocità dei volontari -dice Lasta- che cercano di prelevare più persone possibile per sfruttare al massimo la tregua. E’ una corsa contro il tempo con dentro le storie di esseri umani
, stipati in pic-up e in van all’inverosimile per portare in ogni viaggio quante più persone al sicuro. Un tetris di vite chiuse là dentro, che tentano di mettersi in salvo”. Kiev, dal canto suo, “è totalmente vuota, ormai è spettrale. Le luci vengono tenute volontariamente spente, anche per disorientare il nemico -dice il cronista- L’idea è quella di prendere la città nel modo più classico degli assedi, prenderla per fame, per sfinimento. Scene da una guerra, qui all’ordine del giorno”.  

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