Data ultima modifica: 28 Marzo 2022

(Adnkronos) – “La guerra tra Ucraina e Russia è fratricida”. Lo ha detto a Che tempo che fa, collegata da Mosca, Marina Ovsyannikova, la giornalista diventata nota per l’irruzione con il cartello durante la diretta del tg russo con un cartello contro la guerra. “Fino all’ultimo non ci potevo credere. Quando la Russia è entrata nel territorio ucraino il 24 febbraio, per me è stato uno choc, non riuscivo a dormire o a mangiare, nessun russo riusciva a immaginare cosa stesse accadendo”. “Quando si parlava dell’esercito lungo le frontiere ucraine – ha ricordato – si pensava alla contrapposizione della Russia all’occidente, a una manifestazione di forza per chiedere qualcosa alla Nato. Quando queste azioni si sono trasformate in azioni militari e abbiamo capito che non si limitavano a Lugansk e Donetsk arrivando addirittura fino a Leopoli, siamo arrivati al confine tra il bene e il male, un terribile sogno”. “La mia vita adesso mi ricorda un thriller, non so nemmeno cosa mi accadrà domani. Mi accusano di essere una spia britannica, il pubblico ucraino crede sia un agente dell’Fsb. Non so niente, vivo alla giornata e forse è meglio. Certamente ho paura, sono una persona normale, ho due figli che cresco da sola, ho paura che saranno aggrediti a scuola, in strada”. “Ho trovato la mia macchina con le gomme bucate, il giorno dopo non si è mesa in moto, cose poco piacevoli che credo siano una vendetta da parte della polizia o del servizio di sicurezza del primo canale che ha cercato così di intimorirmi. Ma mai ho pensato alla possibilità di emigrare – ha detto – tutta la mia vita è in Russia e credo che le persone come noi servano al nostro Paese. Se tutte le persone ragionevoli, colte, preparate, lasciano questo Paese, chi rimane?”.  
L’IDEA DEL CARTELLO – “Quando è iniziata la guerra, fin dal primo giorno, avevo deciso di licenziarmi dal primo canale perché capivo che i miei punti di vista non corrispondevano alla politica redazionale. All’inizio volevo andare a manifestare in piazza ma già allora era entrata in vigore la nuova legge e si poteva finire per 15 anni in prigione. Allora è nata l’idea di fare una cosa diversa, una manifestazione davanti a tutto il mondo per far vedere che la gente russa è contro la guerra”. “Due giorni prima della mia settimana lavorativa – ha raccontato – sono andata in cancelleria, ho comprato i pennarelli e ho fatto quel cartello, in inglese per lo spettatore occidentale, perché vedesse che tutte le persone russe sono contro la guerra, e in russo perché lo spettatore russo non credesse alla propaganda russa e cercasse altre informazioni. Le notizie oggi in Russia sono davvero ridotte perché tutti i mass media di opposizione sono chiusi, così come i social e i russi non hanno dove trovare informazioni veritiere su quello che accade in Ucraina, avendo a disposizione soltanto i canali statali”. 
LA PROPAGANDA – “Secondo le ultime indagini sociologiche il 50% della popolazione russa sostiene la guerra e altrettanto no. Sono indagini indipendenti, ma dobbiamo ricordare che si tratta di persone che hanno subito un vero e proprio lavaggio del cervello dalla propaganda nazionale: dalla mattina alla sera abbiamo show politici che parlano male dell’Ucraina dalla mattina alla sera, li chiamano nazisti da sterminare, produttori di armi biologiche contro la Russia. Le persone russe alla fine sono zombizzate da questa propaganda”.  
L’OCCIDENTE – “Attualmente ci sono molti russi che soffrono insieme agli ucraini, certo non sono bombardati, ma subiscono le sanzioni, ogni giorno ci si scontrano. La russofobia nel mondo è arrivata a livelli altissimi e il fatto che le sanzioni siano state votate dall’Europa e da tutto il mondo fa paura”.”Bisogna trovare un dialogo tra la Russia e l’Occidente” sottolinea.  
I COLLEGHI IN RUSSIA – “Mi sento sola, perché dopo quanto accaduto nessuno dal primo canale mi ha chiamato, mi ha scritto solo una persona che lavora lì e che non conosco. So che al primo canale ora è vietato pronunciare il mio nome o di parlare dell’incidente e ora le notizie vengono trasmesse con un minuto di ritardo, non in diretta”. “Se quelle persone sulle quali ho contato sono scomparse, delle nuove mi stanno dimostrando solidarietà – ha aggiunto – Non c’é un licenziamento di massa e dobbiamo capire, tuttavia, che queste persone si trovano nella condizione in cui se lasciano quel canale non trovano più un posto lavoro, essendo ormai chiusi o bloccati i canali di opposizione. Sono persone che magari hanno famiglia e non hanno la possibilità di permettersi di lasciare il lavoro che li fa vivere”.       

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