Data ultima modifica: 4 Aprile 2021

Vaccini nel Lazio, per l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato – oggi in visita all’hub vaccinale della Nuvola all’Eur con il governatore Nicola Zingaretti -“la macchina non si ferma, ma per arrivare all’obiettivo che ha indicato il premier Draghi servono 15 milioni di dosi in Italia al mese e un milione e mezzo nel Lazio. Ne arrivano la metà. Quando arriveranno queste dosi possiamo dire che l’obiettivo è raggiungile e mi sembra che c’è ancora distanza”.   “Più dosi arrivano – ha aggiunto – prima arriviamo all’immunità di gregge. Noi siamo pronti a farne 60mila al giorno, ma non mi sembra che ad aprile ci sia questa possibilità, almeno dalle cose che ho sentito”. “Le dosi? Sicuramente – continua D’Amato – quelle annunciate da Johnson&Johnson non sono sufficienti, significherebbe andare avanti un paio di giorni e non è proprio possibile. Per cui devono arrivare le dosi”. “La situazione migliora. Questo vuol dire che almeno in estate il tasso di mortalità calerà e calerà anche di molto. Un dato positivo che non ci dice che è finita, viste anche le varianti del virus, ma ci spiega che continuando a vaccinare e aumentando le somministrazioni, si può costruire una speranza per il nostro paese”, ha poi detto il presidente della Regione Zingaretti. “Le dosi? Noi confidiamo ci sia rispetto degli arrivi – ha aggiunto – e speriamo in nuovi vaccini come Johnson & Johnson e quelli di altre case, per portaci a livelli ancora superiori. Andiamo avanti con una media di 27mila vaccini giorno, ma potremmo farne molto di più”. “Appena arriveranno nuove dosi – ha spiegato quindi il governatore – saremo pronti a farle. Già oggi si potrebbero triplicare le somministrazioni, se ce ne fossero di più potremo aumentare anche il numero dei centri vaccinali”. “Noi abbiamo bisogno di vaccini – ha rimarcato Zingaretti -. Aver cominciato dagli anziani sta portando risultati. Abbiamo scelto di vaccinare chi rischia di più e i numeri si fanno vedere. Tutti rischiano di prendere il covid, ma alcuni rischiano di morire. Ecco perché siamo partiti dagli anziani”.
 

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