Data ultima modifica: 7 Maggio 2021

Vaccini e revoca brevetti, l’Europa si divide. La proposta del presidente Usa Joe Biden incassa molti sì tra i leader europei, tra cui quello del premier italiano Mario Draghi, ma restano da superare pesanti perplessità a partire da quelle della Germania.  La cancelliera Angela Merkel ha fatto filtrare ieri il suo scetticismo. “La protezione della proprietà intellettuale è una fonte di innovazione e deve rimanere tale anche in futuro”, ha affermato una portavoce del governo tedesco al quotidiano Sueddeutsche Zeitung.  “Il fattore limitante nella produzione di vaccini – ha aggiunto – è la capacità di produzione e gli elevati standard di qualità, non i brevetti”. “Stiamo lavorando in molti modi su come migliorare le capacità di produzione in Germania e nell’Unione europea, ma anche a livello mondiale, e anche le aziende interessate lo stanno facendo”, ha proseguito la portavoce. La proposta degli Stati Uniti, ha commentato, ha “implicazioni significative per la produzione di vaccini nel suo complesso”.  La questione sarà oggi sul tavolo del summit di Oporto, dove i leader europei torneranno a guardarsi finalmente negli occhi e a decidere in presenza. A eccezione di Angela Merkel, che ci sarà ma collegata da remoto. Tra le defezioni dell’ultimo minuto, si registrano anche quella dell’olandese Mark Rutte e del premier di Malta Robert Abela. Quello di oggi sarà il primo summit in presenza per Draghi, che finora non ha mancato di far sentire la propria voce in Europa -vedi la svolta guidata dall’Italia sul blocco dell’export dei vaccini per le big Pharma inadempienti- ma non ha ancora incontrato fisicamente i suoi colleghi da presidente del Consiglio in carica.  La posizione di Draghi sulla possibile ‘liberalizzazione’ dei vaccini è chiara e in linea con quella di Biden: “I vaccini sono un bene comune globale. È prioritario aumentare la loro produzione, garantendone la sicurezza, e abbattere gli ostacoli che limitano le campagne vaccinali”, ha detto il premier. Sulla stessa lunghezza d’onda l’Ue, che si è detta “pronta a discutere di qualsiasi proposta che affronti la crisi in modo efficace e pragmatico”. “Ed è per questo che siamo pronti a discutere di come la proposta statunitense di esenzione della protezione della proprietà intellettuale per i vaccini Covid possa aiutare a raggiungere questo obiettivo”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen, lanciando al contempo un appello a tutti i Paesi produttori affinché nel breve periodo consentano le esportazioni ed evitino l’adozione di misure che interrompono l’approvvigionamento di dosi.  Anche il presidente francese Emmanuel Macron si è associato agli altri leader che si sono espressi in favore della cancellazione dei brevetti per i vaccini contro il covid. I vaccini sono un bene comune globale, quello che rende difficile l’accesso ai vaccini è il trasferimento di tecnologia e la capacità di produzione, ha dichiarato inaugurando un nuovo hub vaccinale nel centro di Parigi. Tra i perplessi/contrari anche la Svizzera. In una dichiarazione trasmessa all’agenzia Keystone-ATS, la Segreteria di Stato dell’economia (Seco) ritiene “significativo” l’annuncio arrivato dagli Stati Uniti. Per la Seco, tuttavia, questa sospensione temporanea non garantirà un accesso “equo, economico e rapido” ai vaccini e ad altre tecnologie contro la pandemia. Per la Confederazione non esiste infatti una soluzione semplice, poiché ci sono numerosi elementi da considerare. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin, intervistato dalla Srf, ha difeso le protezioni sui brevetti.  Secondo il capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (Defr), ciò è “necessario” per l’innovazione. La Svizzera – che sulla questione ha ricevuto critiche a livello nazionale e internazionale – si è tuttavia detta “pronta” a continuare le discussioni avviate all’interno del Wto. Dall’altra parte della barricata ci sono invece le grandi aziende farmaceutiche, a partire dalla statunitense Pfizer “per niente” d’accordo alla revoca, come evidenziato dal ceo Albert Bourla. Pfizer ha prodotto e commercializzato, insieme all’azienda tedesca BioNTech che l’aveva sviluppato, il primo vaccino contro il covid approvato in Occidente.  

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