Data ultima modifica: 29 Dicembre 2020

Vaccino anti Covid obbligatorio in Italia sì, no o solo per alcune categorie? Passato il V-Day e consegnate le prime dosi del siero, nel Paese esplode il dibattito fra politici ed esperti. Con opinioni a volte molto discordanti fra favorevoli e contrari. L’ultimo a intervenire sul tema in ordine di tempo è Agostino Miozzo, coordinatore del comitato tecnico scientifico sul coronavirus, che dalle pagine del Messaggero rilancia: “Medici, infermieri, personale sanitario: il vaccino anticovid deve essere obbligatorio. Lo stesso deve valere per chi lavora nelle Residenze sanitarie, dobbiamo difendere gli anziani”. “Un operatore sanitario deve vaccinarsi- ribadisce Miozzo – E secondo me l’obbligo deve valere anche per chi lavora in una rsa, non solo per chi assiste gli ospiti ma anche per chi entra a fare le pulizie”.”Ma io andrei anche oltre. Penso a tutte le strutture pubbliche, alle scuole, a chi lavora a contatto con molte persone”. “Non sono grande appassionata dell’obbligo in campo vaccinale, il governo si è raccomandato e penso che una raccomandazione forte sia il modo migliore per raggiungere l’immunità di gregge”, aveva affermato ieri il ministro per la Pa Fabiana Dadone replicando a distanza alla sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa per la quale invece l’obbligatorietà” del vaccino anti-Covid dovrebbe essere una pre condizione per chi lavora nel settore pubblico. “Un metodo coercitivo è assurdo”, ha aggiunto Dadone intervistata a ‘L’aria che tira’ su La 7. “Credo che l’obbligatorietà” del vaccino anti-Covid “possa essere una precondizione per chi lavora nel” settore “pubblico”, sottolineava ieri la sottosegretaria Zampa, intervenuta ad ‘Agorà’ su Rai 3 sull’ipotesi obbligatorietà per alcune categorie. “Cominciare a discutere dell’obbligo farebbe un danno ulteriore. Oggi dobbiamo avere la pazienza di spiegare, la campagna di comunicazione è in partenza. Credo che debba essere una precondizione per chi lavora nel pubblico. Se dovessimo renderci conto che c’è un rifiuto che non si riesce a superare, io penso che nel pubblico non si possa lavorare”, spiegava. “Non si può stare in una Rsa, dove si dovrebbe lavorare per la salute delle persone ospitate, e mettere a rischio la loro vita. Il nostro paese ha deciso che i bambini, se non sono vaccinati, non possono andare nelle scuole pubbliche. Non credo che possa non valere per i medici, per gli operatori sanitari, per gli insegnanti”, sottolineava la sottosegretaria. Sul tema era poi intervenuto anche il viceministro Pierpaolo Sileri nel corso della trasmissione ‘Gli Inascoltabili’ in onda su Nsl Radio e Tv. “Adesso – aveva spiegato – si punta alla non obbligatorietà”. L’obbligo “non c’è, ma non vorrei che ci si dovesse arrivare perché significherebbe dover mettere una costrizione per colpa di pochi individui”, sottolineava. Per il viceministro, inoltre, l’idea di un “passaporto sanitario” per chi ha ricevuto il vaccino in futuro è una ipotesi da non escludere. “È molto probabile – spiegava ieri Sileri all’Adnkronos – che nel prossimo futuro per svolgere diversi tipi di attività sarà richiesto” in qualche occasione “di comprovare l’avvenuta somministrazione del vaccino. Non è però un tema di competenza esclusivamente interna: istituzioni internazionali quali la Commissione Europea e l’Oms stanno valutando una proposta di certificato internazionale digitale. Già ora, una volta effettuata, viene rilasciata una normale certificazione di avvenuta vaccinazione”. “Da questo documento al ‘passaporto sanitario’ c’è ancora molta strada da fare, ma è senz’altro uno sviluppo possibile”, osservava l’esponente del M5S. 

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