Data ultima modifica: 26 Giugno 2021

I casi di variante Delta in Italia intorno al 16,8% secondo l’Istituto superiore di sanità, ma i contagi in Italia continuano a scendere. Tuttavia, secondo Carlo La Vecchia, epidemiologo e ordinario all’Università di Milano “vedremo una possibile ripresa del numero dei casi quando la discesa della variante Alfa, la ex “inglese”, adesso predominante in Italia, verrà contrastata dalla risalita della Delta. Quando quest’ ultima arriverà al 20-25%, ci sarà un impatto”.  L’immunologo, in un’intervista a La Repubblica, spiega che “non lo osserviamo ancora perché, forse, siamo sotto quella soglia e perché comunque i numeri assoluti sono bassi, c’è poco virus in giro. È possibile che nelle prossime settimane, come avvenuto in Paesi che hanno vaccinato prima di noi, ad esempio Regno Unito e Israele, si osservi una inversione di tendenza nei contagi”. In quei Paesi i casi però non sono gravi. “È vero, sono molto pochi – afferma La Vecchia – C’è un aumento degli accessi negli ospedali del Regno Unito, più o meno un raddoppio nell’arco di 15 giorni dell’accesso nelle terapie intensive, ma i numeri assoluti sono comunque bassi. E poi non c’è praticamente un impatto sui decessi. Questo non esclude che le cose possano un po’ peggiorare in futuro, ma rende estremamente improbabili ulteriori ondate di dimensioni analoghe a quelle dello scorso inverno per ciò che concerne Covid grave, ospedalizzazioni e decessi”. Questo andamento è della vaccinazione che “ha protetto gli anziani e gli adulti: le persone che si ammalavano seriamente e che morivano. Dobbiamo sbrigarci a fare le seconde dosi perché la prima non protegge bene dalla variante Delta. Abbiamo ancora meno della metà dei sessantenni e dei settantenni che hanno ricevuto le due dosi”. Per l’immunologo varrebbe la pena “anticipare i richiami per gli over 60 bisognerebbe anticiparli. Andrebbero fatte fare 6-7 milioni di dosi. Poi ci si deve concentrare sulle seconde dosi a chi ha tra 50 e 59 anni. Anche se è difficile in questo momento cambiare l’impostazione della campagna vaccinale”. In questa fase quindi è meglio aspettare a vaccinare i ragazzini. “Vanno protetti tutti i cittadini italiani, ma i ragazzi e poi i bambini dovranno essere vaccinati per ultimi. I giovani si ammalano molto poco e quasi mai gravemente se hanno meno di venti anni. Quindi possono aspettare. Non è neanche vero che se il virus si trova tra di loro si creano le varianti. Quelle diffuse fino ad ora sono nate in altri Paesi”, sostiene La Vecchia. La vaccinazione ci porterà comunque all’immunità di gregge? “Non torneremo mai più ai livelli di marzo 2020 o all’inverno 2021 ma dobbiamo abituarci a convivere con questi strumenti che ci consentono di contenere la diffusione e le conseguenze cliniche”. 

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