Data ultima modifica: 16 Ottobre 2020

Cecilia Marogna ha negato il consenso all’estradizione. E’ quanto si apprende da fonti legali al termine dell’udienza milanese relativa alla sua identificazione. La manager coinvolta nella vicenda legata all’ex numero 2 della Segreteria di Stato, il cardinale Angelo Becciu, dal 13 ottobre è detenuta nel carcere di San Vittore. Nel mirino degli inquirenti vaticani sarebbero finiti bonifici per un totale di 500mila euro che la donna, accusata dalla magistratura del Vaticano di appropriazione indebita aggravata, avrebbe ricevuto dalla Santa Sede per operazioni segrete umanitarie in Asia e Africa, e che, quasi per la metà, sarebbero stati utilizzati per l’acquisto di borsette, cosmetici e altri beni di lusso. Ora il rappresentante dell’accusa, il sostituto pg Giulio Benedetti, depositerà la sua istanza di estradizione, e i giudici daranno una nuova data per la discussione dei capi d’accusa. I magistrati milanesi, affinché il procedimento vada avanti, sono in attesa degli atti di accusa dell’autorità giudiziaria di Città del Vaticano. L’udienza si è tenuta davanti alla quinta corte d’appello che ha convalidato l’arresto e disposto il carcere per Marogna. La misura cautelare è stata eseguita a Milano dalla Guardia di finanza tramite Interpol. La convalida è stata decisa dal tribunale dopo aver rilevato la “gravità dei fatti” e “il pericolo di fuga”, in quanto la donna – difesa dagli avvocati Fabio Federico e Maria Cristina Zanni dello studio legale Dinoia – si sarebbe “appropriata di fondi della Santa Sede a lei assegnati per fini istituzionali”.  

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