Data ultima modifica: 6 Giugno 2020

Di Tommaso GallavottiIl finanziere italo-londinese Raffaele Mincione parla in esclusiva all’Adnkronos dell’arresto del broker Torzi e di quanto ruota intorno al famoso palazzo di Londra (che lui inizialmente trattò) oggetto di una pesantissima inchiesta dell’autorità giudiziaria vaticana. Mincione ci tiene a dire che lui non deve difendersi da nulla e che accetta di parlare perché vuole fare chiarezza una volta per tutte di fronte alle ricostruzioni giornalistiche, a suo dire, sbagliate che spesso lo tirano in ballo sull’acquisto dell’immobile nella capitale britannica. Intanto dice che la Santa Sede ha ricevuto, una decina di giorni fa, un’offerta da “300 mln” di euro da un primario developer britannico per il palazzo di Sloane Avenue, a Chelsea. Per Mincione il Vaticano con questa offerta avrebbe ancora un margine di guadagno di 23 mln rispetto al prezzo pagato inizialmente, 277 mln.  Secondo poi, ammette di conoscere Torzi, visto che ha l’ufficio vicino al suo e sono entrambi italiani a Londra, ma quello che è successo tra la Santa Sede e lui “è affar loro”. Per lui il broker molisano è solo “una controparte”. Terzo, è stato il Sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato della Santa Sede Edgar Pena Parra, lo “sceriffo scelto dal papa” (così lo definisce Mincione) a comprare l’edificio e a “scegliere” Torzi come tramite. Pena Parra, dice provocatoriamente Mincione, che fa ora verrà “arrestato” visto che è lui che ha “delegato” il broker anglo-molisano? Broker che è persino stato ritratto a fianco di papa Francesco, “ho la foto”. Quella che segue è la trascrizione testuale di ampi passaggi della conversazione del finanziere Mincione con l’Adnkronos. Alla richiesta di un commento sull’arresto di Torzi, il finanziere italolondinese inizialmente si schermisce: “Non ho nulla da dire…”, dice. Eppure, gli si fa notare, in questa storia il suo nome ricorre, in una posizione accessoria rispetto a Torzi. “E quindi? – risponde – che cosa devo dire? Se lo sono scelto loro, se lo sono trovato loro e se lo discuteranno loro. Non capisco il tema. Il signore (Torzi, ndr) ha avuto l’incarico da Pena Parra di comprare il palazzo, e l’ha comprato. E’ la mia controparte: è come se a lei domani la chiamo perché hanno arrestato un giornalista del Corriere della Sera. E’ attinente alla sua attività, ma…”.  Sulla prima parte della compravendita, Mincione spiega: “Io il palazzo l’ho venduto al Vaticano. L’ho venduto a Edgar Pena Parra (cardinale venezuelano, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato della Santa Sede dal 2018, quando è subentrato a Giovanni Angelo Becciu, ndr), allo sceriffo messo da altre persone per fare questa cosa. Non l’ho venduto a Torzi. Torzi è stato incaricato dal Vaticano di comprare il palazzo per loro: è differente la storia. Questa storia mi fa impazzire dalla rabbia, ogni volta. Bisogna stare attenti a quello che si scrive”. “Ripeto: mi hanno chiesto loro di vendergli il palazzo – continua Mincione – mi avevano detto che vendendogli il palazzo erano contenti così e non avrebbero fatto nessun casino. Guardi poi questa storia…”. Si legge un po’ ovunque che la prima parte della trattativa avvenne con il cardinale Becciu. “Ma no, questo è da somari. Allora – insiste Mincione – lì è in corso una guerra politica. Giusto? Il papa va d’accordo con Becciu? No. E chi ha messo il papa al posto di Becciu? Pena Parra. Ecco: il palazzo lo ha comprato lui, che è arrivato dopo quell’altro, su ordine del Papa. Poi a uno non piace il prezzo, ma è divertente questa storia. Hanno firmato dei contratti e fatto delle cose. E mi hanno mandato questa persona a prendere il palazzo”.  Mincione poi dice di più, dice che “c’è una foto di Torzi con il papa, che io ho. Ha avuto questo incarico da Pena Parra, messo dal papa: uno o due mesi dopo hanno voluto comprarsi il palazzo, se lo sono comprato, dopodiché casco dalle nuvole. Sono sorpreso: qualcosa non deve avere funzionato. Pena Parra verrà arrestato immagino insieme a Torzi, visto che è lui che ha delegato…”.  L’acquisto del palazzo, si osserva, è sembrato un poco tortuoso, perché l’acquisto iniziale era in fondi lussemburghesi. “No, no, no – risponde Mincione – di nuovo, le cose vanno raccontate bene: si tratta di un fondo regolamentato dalla Consob lussemburghese, con audit Pwc. Ma dico, sono i fondi che avete comprato tutti quanti tutto il tempo in Italia: sono quei fondi. Una società un po’ strana, se c’è stata, è stata dopo di me. Prima no. Era in un fondo regolamentato, con il Nav mensile”. Alla domanda sul perché la Santa Sede abbia investito nei fondi lussemburghesi invece di comprare direttamente il palazzo, Mincione chiosa: “Perché non era tutto loro. Hanno ricevuto un’offerta non più di dieci giorni fa per 300 mln, su quel palazzo. L’hanno pagato 277: ci vanno a guadagnare 23 milioni”. Un buon affare? “Che cosa vuol dire un buon affare? C’è stata la Brexit, c’è stato il Covid e gli hanno offerto, durante il Covid, 300 mln. Secondo me forse non è un investimento rischioso, ma un investimento molto, molto resistente a tutto. O sbaglio?”.  Poi Mincione torna sulla narrazione mediatica del business londinese: “Da come è stata descritta, il palazzo, i misteri oscuri… è tutto vergognoso. L’unica parte non oscura è la mia. Intorno c’è stato di tutto, ma nessuno ne parla. In un libro si dice che sono scomparsi 800 mln in Africa, però nessuno parla di quei soldi scomparsi. Tutti parlano del palazzo che hanno comprato, hanno pagato, come tutte le cose, e, se lo vendono, incassano un po’ di più di quanto hanno pagato. Nonostante due grosse crisi per l’Inghilterra, come la Brexit e il Covid, due crisi non di poco conto”. Quanto a Torzi, Mincione spiega di non essere “suo socio”: è “una controparte, che io conosco. Lo conosco da un paio d’anni perché ha l’ufficio nella stessa piazza di fronte alla mia. Due italiani a Londra…mi sta anche simpatico, perché lui ha fatto solo quello che gli hanno chiesto gli altri. Lo hanno incaricato, gli hanno detto di comprare un palazzo, lui l’ha comprato. C’è la lettera di Pena Parra che gli dà tutti i poteri possibili per eseguire la transazione. Ha usato un avvocato di primo piano, io ne ho usato un altro di primo piano. Si sono incontrati, hanno parlato, hanno stilato un contratto di settanta pagine e poi dopo gli cambia la storia perché gli serve per i loro scopi politici? E’ vergognoso”.  Mincione ribadisce ancora che lui non deve difendersi da nulla perché “quello è un rapporto loro, è un rapporto tra loro due, è un problema loro. Si sono fidati di qualcuno di cui non dovevano, se questo è il tema. E che c’entro io? Ci sono deleghe, carte, che la gente vuole, perché sennò si dovrebbe dire che Pena Parra ha sbagliato. Lo sceriffo messo dal papa fa questa cazz…, e sceglie Torzi. E allora? Scrivetelo: il papa ha scelto Pena Parra, che ha scelto Torzi. Perché la delega gliela dà lui e la dà ad avvocati che gli chiedono la firma autenticata del segretario di Stato. E’ un anno che parliamo di ‘sta storia ancora. Finiamola qua: uno dei più grossi developer dell’Inghilterra ha mandato una lettera a noi e io, non essendo più un palazzo mio, l’ho girato attraverso i miei avvocati a Pena Parra, visto che è lui il responsabile. Allora, siccome di questo palazzo ne ho le scatole piene, a me chiamano per dirmi: ‘Ma tu puoi introdurmi?’. ‘Guardi, questa è la lettera che ho ricevuto: chiamatevi e parlatene tra di voi'”. 

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