Data ultima modifica: 22 Gennaio 2021

Una trasmissione “nata a dispetto dei santi”, che ha attraversato 25 anni senza una ruga ma con successi e scoop che pochi altri programmi possono vantare. ‘Porta a Porta’ spegne 25 candeline e il suo storico ideatore e conduttore Bruno Vespa ripercorre con l’Adnkronos le tappe più significative di questa avventura, una delle più longeve della storia della tv italiana. “Nel 1996 non si immaginava che una trasmissione educata di politica su Rai1 potesse avere successo -dice Vespa- Invece dal primo incontro con Romano Prodi le cose andarono bene e siamo andati avanti, e siamo ancora qua”. Hanno partecipato al programma “tutti e dieci i presidenti del Consiglio che si sono avvicendati. Due presidenti della Repubblica, Ciampi e Napolitano, si sono collegati con noi, un Papa ci ha telefonato, un alto Papa durante un viaggio ha detto: ‘approfitto di ‘Porta a Porta’ per salutare l’Italia’… insomma, diciamo che è andata bene”, dice il giornalista. In 25 anni sono stati affrontati, nell’ormai celeberrimo studio, i casi più gravi e drammatici della storia recente. “Dalle Torri Gemelle fino al terremoto dell’Aquila, Cogne, Avetrana”, ricorda Vespa, che ripercorre con la mente alcuni dei tantissimi i personaggi avuti come ospiti. “Kissinger, Lech Walesa, Gorbachov, Gianni Agnelli, Ashnar, Peres e Arafat che si sono incontrati per l’ultima volta a Porta a Porta’, Dustin Hoffmann, Sean Connery”, snocciola Vespa con nonchalance.  “E poi lo spettacolo, tutti i grandi show sono passati da noi. Che una statua come Liza Minnelli venga a giocare con noi, per un ragazzo di provincia quale io sono rimasto una non è una cosa proprio consueta”, scherza il giornalista. Tra tutti i momenti ‘apicali’ della trasmissione, su quale sia stato quello più emozionante Vespa non esita un secondo a rispondere. “Ovviamente la telefonata del Papa. Era imprevista, inattesa e molto affettuosa”, dice con ancora un’impercettibile vibrazione nella voce.  Tre i momenti che resteranno per sempre scolpiti nella memoria del conduttore. “Uno, anche emotivamente parlando, è il terremoto dell’Aquila -ricorda il conduttore- Noi aquilani siamo abituati ai terremoti, ma quando ho visto dall’elicottero che crollavano campanili e chiese che avevano resistito al terremoto del 1703, che era stato quello a memoria storicamente più devastante, lì veramente ho capito che era successo qualcosa di straordinario. L’altro le torri gemelle: non immaginavo che potesse accadere una cosa del genere con tale chirurgica precisione. Se andiamo a ripensare a freddo all’addestramento militare che hanno avuto quelli, c’è da rimanere veramente impressionati. Il terzo, è senz’altro la pandemia. Quando mai avremmo immaginato di vivere una cosa simile?”. Il personaggio che lo ha stupito di più “è difficile. Forse però, trascurando il coté politico, mi ricordo quando Gianni Agnelli nel centenario della Fiat mi presentò i suoi nipoti, Lapo e Jaki (John Elkann, ndr). Lui seduto sulla prima automobile del nonno e i nipoti che intimiditi assistevano all’intervista in un angolino, come un passaggio di testimone. Mi colpì moltissimo”, è l’aneddoto del giornalista. Che, nonostante sia al timone di un format che ha mantenuto la stessa formula vincente da un quarto di secolo, non ha dubbi: “Il cronista resta il mio mestiere principale. Sono tornato cronista con il Covid, con il terremoto, questa è la base del nostro mestiere. Se tu non sei cronista, non sei niente. Poi puoi commentare, puoi parlarne, ma la base è conoscere direttamente le cose, e documentarsi. Questo è anche il successo di ‘Porta a Porta'”, spiega Vespa. Che ammette di non avere realizzato ancora tutti i suoi ‘sogni’: “Qualche piccolo desiderio sugli ospiti da avere in studio mi è rimasto, sì… ma non si fanno nomi”, chiude scaramanticamente col sorriso il giornalista.  (di Ilaria Floris)  

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]