Data ultima modifica: 7 Aprile 2022

(Adnkronos) – La Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 2 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo ossia per non aver evitato l’omicidio di un bimbo di un anno e il tentato femminicidio della madre. I fatti risalgono al settembre del 2018 a Scarperia (Firenze), quando un uomo – al quale era stato diagnosticato un disturbo bipolare della personalità – ha ucciso a coltellate il figlio, ha ferito in modo grave la compagna e ha cercato di uccidere l’altra figlia. Secondo la Cedu l’Italia non per avrebbe ‘protetto’ una madre e i suoi due figli da un padre violento, ossia “non ha messo in atto misure di protezione” e non ha adeguatamente “valutato o affrontato i rischi di violenza” nonostante le diverse denunce presentate dalla madre. Per la Corte, “i pubblici ministeri sono rimasti passivi” di fronte al grave rischio corso dalla donna, consentendo al suo compagno di continuare ad aggredirla, fino all’omicidio del piccolo di un anno. “La loro inerzia ha consentito al partner della ricorrente di continuare a minacciarla, molestarla e aggredirla senza ostacoli e nell’impunità”. Le autorità competenti non hanno agito “né immediatamente, come richiesto nei casi di violenza domestica, né in qualsiasi altro momento”. Di più: nella lunga sentenza in cui viene riconosciuto il risarcimento ‘simbolico’ di 32 mila euro per danni morali a favore della donna si riconosce anche la correttezza del ricorso della difesa, rappresentata dagli avvocati Massimiliano Annetta e Roberta Rossi, di essersi rivolti a Strasburgo prima di chiedere un risarcimento in Italia. La Corte ritiene che la difesa “non disponeva di un rimedio civile da esaurire per far valere il fallimento dello Stato”.   “Sono scossa positivamente. Ho sempre avuto la sensazione di abbandono e oggi per la prima volta sento di non essere più sola”. Sono queste – a quanto apprende l’Adnkronos – le parole con cui la donna che si è rivolta alla Corte dei Diritti dell’Uomo per avere giustizia ha replicato ai suoi difensori, gli avvocati Annetta e Rossi, che hanno vinto la battaglia contro lo Stato italiano.  “Una sentenza dirompente, tombale, che non ha precedenti e che rappresenta un capitolo amaro per l’Italia” commenta all’Adnkronos l’avvocato Massimiliano Annetta.  Il legale – che in merito al risarcimento di 32mila euro per il danno morale parla di “somma simbolica ma altissima guardando alle cifre elargite da Strasburgo” – sottolinea come “siamo in presenza di una sentenza molto interessante e per certi versi dirompente, che impone allo Stato italiano un rafforzamento delle misure di protezione delle vittime di reati violenti”. Per la Corte le autorità “non hanno esercitato la diligenza richiesta” venendo meno al loro obbligo “di proteggere la vita della ricorrente e quella di suo figlio. Di particolare rilievo l’affermazione della Corte che ha ritenuto immediatamente esperibile il ricorso perché all’interno dello Stato non sussistono rimedi da perseguire per far valere il fallimento dello Stato nell’obbligo di protezione. Un obbligo stabilito per legge”.  I legali hanno preferito rivolgersi a Strasburgo prima di chiedere un risarcimento in Italia. “La decisione della Corte europea sta a significare che le vittime rimaste prive di ascolto e protezione da parte delle autorità statali potranno, immediatamente, esperire ricorso alla Corte europea per chiedere un risarcimento in conseguenza della violazione dell’obbligo di protezione del loro diritto alla vita. Questa sentenza potrebbe portare a un incremento esponenziale delle richieste direttamente alla Corte dei Diritti dell’Uomo”, conclude l’avvocato Annetta.   

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