Data ultima modifica: 19 Ottobre 2020

Di Ilaria Floris “I tavoli da sei? Se uno ha un ristorante grande, va bene. Ma il problema è per chi ha locali piccoli, cioè moltissimi piccoli imprenditori in Italia. A Roma sono tutte piccole attività, familiari. Come si fa a distruggere queste attività che hanno dato lustro a questo paese? Come si fa? Cerchiamo la qualità del cibo, ma l’abbiamo massacrata. Avrebbero dovuto avere più rispetto per un settore che produce il 13% del Pil”. Così Gianfranco Vissani commenta all’Adnkronos, le nuove misure del Dpcm illustrato ieri da Giuseppe Conte. “Sono misure che ci danno una mano a non chiudere, ma non sufficienti -attacca Vissani- La chiusura alle 24 va bene, almeno recuperiamo un po’ di soldi per pagare i dipendenti, ma non basta di certo. C’è gente che chiude ogni giorno, forse non si rendono conto. Aspettiamo i soldi dell’Unione europea, ma quando arriveranno? Tra due anni? Nel frattempo, le attività di famiglie che ci hanno lavorato una vita non riapriranno più”. Anche lo stesso Vissani ha dovuto chiudere il ristorante di Roma. “Non ce la facevo più a continuare”, spiega. E aggiunge: “C’è molta confusione, non ci danno regole precise, e questo non è più accettabile -affonda lo chef- Come sempre, chi ha i soldi si aiuta da se stesso, chi non ce li ha resta in difficoltà, come succede in Italia. Tra un po’ qui ci mettono i sigilli a tutti”. Per Vissani il governo non ha sfruttato bene questi mesi, in cui “potevano organizzarsi per darci delle regole e aiutarci. Noi oltre a rispettare le regole, cosa dovevamo fare?”. Lo chef conclude con un appello: “Veniteci incontro, non vogliamo soldi, non vogliamo regali, ma dateci un aiuto!”.  

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