Data ultima modifica: 11 Agosto 2020

dall’inviata Elvira Terranova  L’entomologo forense, esperto in larve e insetti, arriva sul luogo del ritrovamento del cadavere di Viviana Parisi, nei boschi di Caronia (Messina) poco dopo le tre del pomeriggio, quando la temperatura sfiora i 30 gradi e il caldo afoso è insopportabile. Ad accompagnarlo c’è il Procuratore capo di Patti Angelo Vittorio Cavallo, che indaga per omicidio e sequestro di persona, che lo ha nominato per chiarire dei dubbi sulla morte della deejay di Venetico, nel messinese, trovata senza vita cinque giorni dopo la sua scomparsa. Del figlio Gioele si sono perse le tracce e per i soccorritori è una corsa contro il tempo continuo. Poi, l’entomologo lascia Caronia e va all’ospedale Papardo di Messina dove lo attendono il medico legale Angela Spagnolo e la professoressa Daniela Sapienza. Sono le sei del pomeriggio quando inizia l’esame autoptico sulla donna, il cui corpo era irriconoscibile e in pessime condizioni. Da qui la decisione di chiamare un esperto di larve e insetti. L’entomologo Stefano Vanin spiega: “Sono stato chiamato dalla Procura per l’autopsia perché, visto lo stato del cadavere, la stima dei tempi del decesso si fa attraverso dei metodi indiretti, cioè non si lavora sul corpo ma si guarda come l’ambiente ha interagito con il corpo”. “E’ stato raccolto sul luogo del ritrovamento tutto quello che potrà servire”, dice. E aggiunge: “Gli insetti ci possono raccontare il tempo, ma dobbiamo stare attenti, il tempo della colonizzazione non corrisponde al tempo del decesso, perché gli insetti possono arrivare un po’ dopo la morte. Vista la temperatura e l’ambiente siamo molto vicini alla morte”. Fuori dall’ospedale ci sono i familiari di Viviana Parisi, il suocero Letterio Mondello e i consulenti legali nominati per assistere all’autopsia. “Il marito di Viviana, come tutta la sua famiglia vogliono conoscere la verità sulla morte della donna”, spiega l’avvocato Pietro Venuti, legale della famiglia che partecipa all’autopsia. “Il marito non è turbato dalle indagini – dice – ma rammaricato e distrutto dalla vicenda ha perso una moglie e non si trova il figlio”, dice. “Sono tanti gli interrogativi”, dice ancora. “Viviana ha camminato per un tratto ed era stata vista ma non è scattato immediatamente un controllo perché fosse lì”, conclude. E spiega che Viviana “aveva dei problemi di salute, certificati. Nel periodo del Covid questa chiusura forzata l’aveva sconvolta. Sembra che volesse andare in un determinato punto, a Caronia, ma non ne conosco il motivo”. “Non so se l’incidente è avvenuto prima o dopo la scomparsa del bambino e anche il ritrovamento dopo sette giorni in una zona già battuta”, dice. Intanto, prosegue l’inchiesta coordinata dal Procuratore di Patti, Angelo Cavallo, per omicidio e sequestro, senza indagati. Una indagine molto complicata. Perché ci sono testimonianze discordanti, quel ‘buco’ di 22 minuti in cui Viviana Parisi è sparita per poi riapparire prima di fare perdere le sue tracce.  Viviana Parisi “era sconvolta dopo la quarantena” Il suocero: “Mio figlio non ha fatto nulla di male” Diventa sempre più intricato il giallo la sparizione del piccolo Gioele. Gli inquirenti da una settimana sono al lavoro, senza sosta, per tentare di trovare il bandolo della matassa. Ma finora senza esito. L’autopsia “sarà dirimente”, come spiegano gli inquirenti, solo da lì si potrà capire qualche delle tante ipotesi sul tavolo della Procura. Il Procuratore lavora in silenzio all’inchiesta aperta per omicidio e sequestro di persona e non ama rilasciare dichiarazioni. Anzi. Le uniche parole pronunciate oggi sono l’appello agli automobilisti che hanno visto l’incidente della donna sulla A20 avvenuto il 3 agosto. Ma per il resto le bocche in Procura restano cucite. “Chi ha soccorso Viviana Parisi dopo l’incidente ha compiuto un’opera meritoria, mi sembra strano che non si siano fatti vivi. Non hanno nulla da nascondere. Vengano a raccontarci quello che hanno visto”, dice il Procuratore di Patti Cavallo. “Abbiamo la prova che degli automobilisti si siano fermati dopo l’incidente avvenuto in autostrada – dice Cavallo- perché non si presentano?”. “Faccio un appello a tutte le persone che hanno assistito ad una scena alquanto strana – dice il magistrato che da giorni segue l’inchiesta – si presentino in qualunque posto di Polizia per raccontare ciò che hanno visto. Hanno davvero compiuto un’opera meritoria e dunque non hanno assolutamente nulla da nascondere. Ci dicano ciò che sanno”.  E’ la nona notte e del piccolo Gioele non si hanno più notizie “Mi sembra alquanto strano che dopo tanto clamore mediatico non si siano fatti vivi – aggiunge Cavallo- Rinnoviamo l’invito, io e le forze dell’ordine, a presentarsi presso qualsiasi posto di polizia per dire ‘eravamo lì e abbiamo visto’, tutto qui”. “Abbiamo bisogno di tutte le persone presenti per sapere cosa hanno visto- conclude -ogni particolare può essere importante”. Intanto fuori è di nuovo buio. La nona notte di ricerca per il piccolo Gioele. E le speranze ormai sono ridotte al lumicino. Entomologo forense sul luogo del ritrovamento del corpo  

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