Data ultima modifica: 13 Agosto 2020

Una famiglia, composta da padre, madre e due figli adolescenti a bordo di una “berlina grigia metallizzata” o comunque “di colore chiaro”. Sono loro i testimoni che lo scorso 3 agosto si sono fermati per soccorrere Viviana Parisi, la deejay di 43 anni trovata poi morta nei boschi di Caronia (Messina). A lanciare un nuovo, accorato, appello è ancora il procuratore di Patti (Messina) Angelo Vittorio Cavallo, parlando con i giornalisti davanti al tribunale.  “Si tratta di un uomo, una donna e un ragazzo e una ragazza -dice – Il padre era quasi calvo, abbronzato e indossava una maglietta arancione. La donna ha sui 45 anni, indossava un vestito blu”. “Hanno fatto un’opera meritoria – dice – spero che si facciano vivi adesso”. “Riteniamo che questi signori, oltre a essersi fermati sul luogo dell’incidente, abbiano iniziato anche delle ricerche scavalcando il guardrail. Quindi, ripeto ancora una volta, questi signori hanno compiuto un’opera meritoria, proseguano in quest’opera e ci dicano quello che hanno visto” chiede il procuratore. La famiglia di testimoni sarebbe del Nord Italia, in vacanza in Sicilia “con una berlina di grossa cilindrata grigio chiara”. Ma di loro non si hanno più notizie perché non si trovano.  Proseguono intanto le ricerche del piccolo Gioele che resteranno nei territori di Caronia e Sant’Agata di Militello, nel messinese, seppure con un raggio d’azione più ampio. E’ quanto è stato deciso nel vertice in Prefettura a Messina che si è tenuto alla presenza dei soccorritori.  Procuratore: “Pensiamo che Gioele fosse in auto con la madre” Viviana Parisi, “in un video di sorveglianza il passaggio a Sant’Agata” Il legale: “Indagini sul video” 

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